Il Duomo di Tivoli
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L’Archivio Capitolare Musicale

La prima notizia circa la costituzione di un Archivio Musicale si trova nella richiesta avanzata dal canonico Celestino della Vecchia, in qualità di praefectus musicae, nella riunione capitolare del 16 aprile 1852. All’epoca l’archivio, a parte i libri corali, doveva essere molto modesto perché le composizioni manoscritte dei maestri dei secoli precedenti spesso seguivano i rispettivi autori: raramente il capitolo deliberava di acquistare la musica dei maestri di cappella e l’unico esempio documentato è quello relativo alle opere di Giuseppe Leoni, che per questo è l’unico maestro presente con una cospicua quantità di manoscritti. Sporadiche composizioni di altri maestri della cappella sono probabilmente da ritenere un lascito dell’autore oppure una presenza fortuita.

Una catalogazione del fondo venne effettuata dalle dott.sse Luisanna Stefani e Mara Mari nel 1987 ed è stata di notevole aiuto nella realizzazione del nuovo inventario. Ai 432 manoscritti della prima catalogazione se ne devono aggiungere altri 271 e alcuni libri liturgici sfuggiti alle studiose probabilmente a causa della confusione che regnava nell’Archivio Capitolare fino a non molto tempo fa.

L’archivio comprende 703 manoscritti (680 originali + 23 copie); a questi si devono aggiungere un gruppo di fogli sparsi appartenuti a manoscritti perduti e un gruppo di fogli scritti parzialmente. Le edizioni antiche sono 16 delle quali 12 libri liturgici in canto piano e 4 libri corali in polifonia. La dotazione dell’Archivio è completata da 23 spartiti e edizioni varie contenenti opere di autori del secolo XIX e alcune trascrizioni di autori della scuola romana del Cinque-Settecento.

 

La Cattedrale di San Lorenzo

Notizie in breve

Data l’importanza della sede vescovile tiburtina, i suoi contatti con la sede papale e con l’ambiente romano in genere, è lecito supporre che sin dall’inizio essa abbia avuto la giusta attenzione verso il canto sacro e che nel medioevo fosse fornita anch’essa di una schola cantorum dove i fanciulli potessero apprendere il sapere oltre che «l’arte delle armonie».


Per saperne di più...


Oltre la metà dei manoscritti (363 su 703) e alcune edizioni dell’Ottocento (5 su 23) venne acquisita grazie al lascito testamentario (4 maggio 1900) del canonico tiburtino don Stanislao Potini, cantore e musicofilo.

I manoscritti del secolo XVIII sono quasi tutti autografi di Giuseppe Leoni (75 su 104); una decina sono autografi di Luigi Vergelli: di questi quelli anonimi dovrebbero essere opere del Vergelli stesso. Grazie ai contatti del Potini con l’ambiente musicale romano, l’archivio tiburtino si è arricchito di una cospicua parte di opere di autori romani del Sette-Ottocento tra i quali figurano P. Terziani (148 manoscritti), G. Aldega (35), G. Capocci (19), S. Battaglia (11), N. Rosati (15) e altri. I rimanenti manoscritti dell’Ottocento sono per la maggior parte autografi degli eredi di Luigi Vergelli e dovrebbero contenere loro opere.

 

La qualità delle composizioni contenute nei manoscritti, la loro complessità e organico vocale/strumentale denotano la vivace attività che caratterizzò la cappella musicale del Duomo di Tivoli tra il XVIII e il XIX secolo, in un periodo in cui tuttavia già cominciavano a presentarsi i segni della decadenza. Purtroppo rimangono pochissime testimonianze dell’attività dei secoli XVI-XVII: esse sono fornite dai libri corali in polifonia superstiti: due di Tomàs Luis de Victoria e due di GiovanniPierluigi da Palestrina. Degli altri libri in possesso della Cappella – opere di autori come Felice Anerio, Ruggero Giovannelli, Andrea Dragoni e Jean Matelart – non rimane oggi alcuna traccia.

Queste note sono desunte da: M. Pastori, "Inventario dell’Archivio Capitolare Musicale del Duomo di Tivoli" (di prossima pubblicazione).

 

La Cattedrale di San Lorenzo

 

 

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