Fu condotta quindi presso il tempio d'Ercole ove fu schiaffeggiata e poi sospesa per i capelli; essendosi rifiutata ancora una volta di sacrificare, fu gettata nel fiume Aniene ancora viva zavorrata con un grosso sasso legato intorno al collo. Fu suo fratello Eugenio a recuperarne il corpo seppellendola nel suburbio tiburtino. Successivamente Adriano tentò di piegare i sette figli della donna ad abiurare Cristo ma poiché non li convinse ordinò che fossero piantati sette pali intorno al predetto tempio d'Ercole e di appenderveli.
Crescente fu trafitto per primo nella gola, Giuliano in petto, Nemesio al cuore, Primitivo all'ombelico, Giustino alla schiena, Stratteo al fianco ed infine Eugenio spaccato verticalmente in due. Per volere di Adriano i loro corpi furono gettati in una buca che in seguito dai Papi fu indicata come "Ai sette Giustiziati". Per diciotto mesi i cristiani non furono più perseguitati e così si poté recuperare i corpi dei sette martiri e della loro madre che furono sepolti lungo la via Tiberina a ca. 8 miglia da Roma in un loro possedimento; la Chiesa li festeggia il 18 luglio. |