Il Duomo di Tivoli
Visita il sito della Chiesa di S.Silvestro

 


 
I Santi tiburtini

Santa Sinforosa

La vicenda di S.Sinforosa e della sua famiglia è raccontata dal Ruinart in "Passio sanctae Symphorosae et septem filiorum eius" del 1731.

Vi si narra che l'Imperatore Adriano, essendosi fatto costruire la splendida villa omonima, patrimonio oggi dell'Unesco, e volendola inaugurare sontuosamente avesse consultato degli oracoli circa il favore o meno degli dei.

Gli fu risposto che le divinità erano offese con lui in quanto S.Sinforosa ed i suoi figli pregavano un solo ed unico Dio; se dunque la donna con i figli avessero accettato di sacrificare alle divinità pagane quest'ultime avrebbero concesso ad Adriano il loro favore. Sinforosa convocata non accettò la proposta ricordando che il marito Getulio ed il cognato Amanzio, tribuni del sovrano, avevano preferito la decapitazione anziché sacrificare agli dei.

 

 

S.Sinforosa davanti all'imperatore Adriano

Notizie in breve

Molte sono le notizie sulla storia delle reliquie di S.Sinforosa. Si sa per certo che nel medioevo i pellegrini si recavano per pregare sui resti di S.Sinforosa e della sua famiglia al IX miglio della via Tiburtina in cui gli scavi condotti verso la fine dell'Ottocento riportarono alla luce una cappella trilobata. Con l'avvento dei Longobardi, parte dei resti dei martiri fu portata a Pavia, capitale longobarda, e collocata nella chiesa di S.Eusebio.

Per saperne di più...

Fu condotta quindi presso il tempio d'Ercole ove fu schiaffeggiata e poi sospesa per i capelli; essendosi rifiutata ancora una volta di sacrificare, fu gettata nel fiume Aniene ancora viva zavorrata con un grosso sasso legato intorno al collo. Fu suo fratello Eugenio a recuperarne il corpo seppellendola nel suburbio tiburtino.

Successivamente Adriano tentò di piegare i sette figli della donna ad abiurare Cristo ma poiché non li convinse ordinò che fossero piantati sette pali intorno al predetto tempio d'Ercole e di appenderveli.
Crescente fu trafitto per primo nella gola, Giuliano in petto, Nemesio al cuore, Primitivo all'ombelico, Giustino alla schiena, Stratteo al fianco ed infine Eugenio spaccato verticalmente in due. Per volere di Adriano i loro corpi furono gettati in una buca che in seguito dai Papi fu indicata come "Ai sette Giustiziati".

Per diciotto mesi i cristiani non furono più perseguitati e così si poté recuperare i corpi dei sette martiri e della loro madre che furono sepolti lungo la via Tiberina a ca. 8 miglia da Roma in un loro possedimento; la Chiesa li festeggia il 18 luglio.

Molte ipotesi sono state fatte per individuare dove S.Sinforosa fu gettata nell'Aniene: chi asserisce sia Ponte Lucano, chi il ponte dell'Acquoria molto più vicino al tempio d'Ercole, chi il ponte che sovrastava la primitiva cascata naturale del fiume molto vicina all'acropoli tiburtina. Probabilmente ella fu processata all'interno del santuario di Ercole proprio per consentire alla folla di presenziare all'evento ottenendo un duplice fine: dare un messaggio forte a tutti coloro che professavano il cristianesimo e ingiuriare S.Sinforosa, conosciuta da tutti essendo una nobile matrona. Non molto sicura è la data del martirio di S.Sinforosa e dei suoi figli: per alcuni sarebbe il 120 d.C. mentre per altri il 136 o il 138 d.C.

 

Il Santuario di Ercole Vincitore

 

Torna all'inizioTorna all'inizio