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Cappella dei Santi Martiri Persiani
Prima cappella a sinistra, metà
secolo XVII
La cappella di San Mario fu la terza
in ordine di tempo ad essere decorata, dopo la Cappella
del Salvatore ad opera del Manenti e di quella
dell'Immacolata ad opera del Grimaldi.
La cappella fu edificata nel 1663 a
cura di Mario Carlo Mancini Lupi, nobile tiburtino,
in onore dello zio Mario Mancini Lupi, nobile tiburtino,
dotto giureconsulto, agli ordini di Gregorio XIII e
Sisto V. La famiglia Mancini fu l'unica a godere del
giuspatronato su una cappella all'interno della Cattedrale.
In seguito alla concessione di tale
diritto, Mario Carlo Mancini fece eseguire un monumento
funebre per lo zio con la raffigurazione della morte,
motivo caro alla cultura barocca, ed un altro monumento funebre per l'antanato vescovo tiburtino Angelo Lupo.
Commissionò a Bartolomeo Colombo sia la
pala d'altare sia gli affreschi
delle pareti e della volta, che dovevano avere come
soggetti la vita e il martirio dei SS. Martiri Persiani
Mario, Abaco, Audiface e Marta.
Il vano, quadrangolare è coperto da
cupola sorretta da pennacchi, presenta il prospetto
d'altare decorato con due colonne di nero antico con
capitelli corinzi che sorreggono un timpano triangolare.
Lateralmente sono due nicchie contenenti statue moderne
e sotto due stemmi a rilievo della famiglia Mancini.
La decorazione sulle pareti si svolge tutta con elementi
in stucco dorato.
La cappella è ricordata da quasi
tutte le fonti storiche, a cominciare dal Crocchiante, come la cappella di S.Mario. Non si conoscono invece
l'architetto e il decoratore, che ha profuso di stucchi
bianchi e dorati le pareti del vano e ha abbellito con
colonne e marmi di pregio il prospetto d'altare, che
testimonia chiaramente il gusto barocco. La cappella
fu restaurata, come afferma un'iscrizione parietale,
nel 1976 ad opera di monsignor Mario Jacovelli.
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