Il Duomo di Tivoli
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La Navata Centrale

La navata centrale, molto ampia è sovrastata da una copertura a botte con finestre aperte nelle vele. I pilastri, al cui interno sono rimaste le antiche colonne con capitello corinzio, e arcate a tutto sesto separano la navata centrale da quelle laterali. Tutti gli affreschi dell'abside e della navata centrale sono opera di Carlo Labruzzi che nel 1816 circa ne ricevette commissione da Papa Pio VII Chiaromonti, già Vescovo di Tivoli

La decorazione segue un preciso programma iconografico teso a glorificare, insieme al Santo titolare della chiesa Lorenzo, tutta la schiera dei Santi tiburtini dei quali si vuole esaltare la virtù morale e religiosa. Tale programma si svolge partendo dalla controfacciata.

Qui, ai lati dell'entrata maggiore, troviamo, dipinti a monocromo entro nicchie, S.Amanzio, in veste di soldato, e S.Cleto, in abito talare. Il primo, fratello di S.Getulio e tribuno militare, fu martirizzato da Adriano nel 134; del secondo, canonico tiburtino, si conserva una reliquia in cattedrale.

Al di sopra di questi personaggi e ai lati del finestrone di controfacciata, inizia la raffigurazione, entro tondi, dei busti dei dodici Apostoli accompagnati ognuno dall'iscrizione con il nome; qui abbiamo Taddeo e Simone, altri otto sono effigiati negli strombi delle vele della navata maggiore, quattro per ogni lato. Tutti presentano gli attributi tipici della loro iconografia.

Affresco dell'Abside

Notizie in breve

Carlo Labruzzi (1748-1817) fu un pittore romano membro della pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon e dell'Accademia di San Luca. Tra le sue opere i più di quattrocento disegni ad "acqua tinta" con cui illustrò l'itinerario dell'Appia fino a Capua: "VIA APPIA ILLUSTRATA AB URBE ROMA AD CAPUAM". Fu direttore della perugina Accademia di Belle Arti, a cui donò il Torso di Belvedere, dal 1813 al 1817, anno della sua morte.


Nel sottarco di raccordo tra la volta e il catino absidale troviamo lo stemma di Pio VII trasportato da due Angeli tubicini e, ai lati ed entro tondi, i SS. Pietro e Paolo. Sul cartiglio che corre in basso è la scritta dedicatoria: PIO VII. P. M. / OLIM TIBURT. ANTIST. BENEFICIENTIA / COMMUNI CIVIUM AUXILIO / CANONICORUM PIETATE AC MUNIFICENTIA/ANNO DOM. MDCCCXVIL.

La parete absidale è decorata con quattro scene illustranti episodi relativi ad alcuni Santi tiburtini (Generoso, Simplicio, Sinforosa e Getulio) martirizzati sotto l'imperatore Adriano nel II secolo d.C.

La volta, che copre la navata principale, è suddivisa in tre riquadri:

nel 1° , verso l'Altare, è raffigurata la Religione, seduta tra nubi, con la croce in mano, attorniata dai Santi tiburtini Severino, monaco, Quirino, sacerdote, e Vincenzo, martire;

nel riquadro centrale è raffigurato S. Lorenzo mentre viene portato dagli angeli nella gloria del cielo;

nel 3° riquadro , vicino l'entrata, è rappresentata la Fede che sorregge il calice con l'ostia, indicando così il mistero della SS. Eucaristia ed è attorniata dalle Sante martiri tiburtine Rotula, Redenta e Erundine. Ai lati della porta centrale sono raffiguarti i Santi tiburtini Amanzio e Cleto.

 

Infine, ed è la conclusione del programma, nel catino absidale è rappresentata la Chiesa trionfante : in basso, lungo tutto il semicerchio del catino, si svolge una fitta teoria di Santi che acclamano la Trinità portata in alto su un tappeto di nubi da una schiera angelica. Accanto al Cristo, centrale, sono l'Eterno e la Vergine; angeli musicanti si raccolgono in gruppi ai lati della scena ed altri, più piccoli, formano un girotondo in alto.

L'altare maggiore è dedicato al santo tiburtino Generoso.

Lungo la navata sono presenti 4 confessionali in massello di noce del XVII, forse su disegno del Bernini.

 

 

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