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La storia dei martiri tiburtni
Parete absidale, primi decenni secolo
XIX
La parete absidale è decorata
con quattro scene illustranti episodi relativi ad alcuni
Santi tiburtini (Generoso, Simplicio, Sinforosa e Getulio)
martirizzati sotto l'imperatore Adriano nel II secolo
d.C. Gli affreschi fanno parte della decorazione della
Cattedrale voluta da Papa Pio VII all'inizio del XIX
secolo e terminata, come testimonia una scritta presente
al di sotto dell'arco trionfale, nel 1817. Tale intervento
decorativo ha interessato non solo la parete absidale
ma anche la volta e la controfacciata della chiesa.
Tranne una breve critica del Gori, nella
quale tali dipinti vengono giudicati pitture di poco
o nessun pregio, non è possibile avere più
precise notizie sull'autore del ciclo. Questi è stato
tuttavia identificato con Carlo Labruzzi (Roma 1765-1818),
fratello di Pietro, autore della pala dell'altare maggiore.
I dipinti mostrano il contatto con gli ambienti neoclassici
del periodo, ma per molti aspetti sono ancora legati
a schemi accademici tardobarocchi e settecenteschi.
D'altra parte la freschezza dello stile
appare piuttosto soffocata dal rigore del tema trattato:
l'apologia di tutti i Santi tiburtini che vengono ritratti sia nella parete
absidale che nella volta e nella controfacciata.
Nel primo riquadro è raffigurato S.Generoso, soldato tiburtino, mentre viene fatto prigioniero da alcuni barbari semivestiti, al cospetto del generale vandalo Genserico, il quale è a cavallo e vestito con abbigliamento militare, circondato da soldati. In fondo a sinistra e raffigurata una cinta muraria con porta centrale e torrioni laterali probabilmente identificabile con la Rocca Pia.
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