Il Duomo di Tivoli
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Gli affreschi della Cappella del SS. Salvatore
Affreschi 470x230 cm (pareti); 500x250 cm (lunette) di Vincenzo Manenti; metà secolo XVII

La copertura a crociera è sottolineata da festoni vegetali che culminano in un rosone sulla chiave di volta; all'interno di ogni vela, entro un medaglione ovale con cornice in stucco dorato, e ancora inseriti entro cornici polilobate dipinte, sono raffigurati i quattro Evangelisti: Matteo, Luca, Giovanni e Marco, ognuno con i propri attributi e intenti a scrivere propri attributi e intenti a scrivere seguendo l'ispirazione divina. Solo l'immagine di S.Marco risulta pienamente leggibile, mentre le altre presentano notevoli cadute di colore.

Nella parete sinistra la scena presenta un paesaggio cittadino di mura e ponti, sul cui sfondo si svolge il miracolo della Resurrezione di Lazzaro operato da Cristo davanti ad una moltitudine di persone che si sbracciano in gesti di meraviglia.
Nella lunetta corrispondente Gesù Cristo, sulla sponda del mare, con un gesto della mano, chiama Pietro e i suoi fratelli che stanno pescando. Pietro fa per slanciarsi verso il Salvatore, mentre gli altri voltano solo la faccia ancora perplessi.

Nel pannello di destra presso il pozzo sono raffigurati Cristo, seduto e indicante l'acqua nella brocca, e la Samaritana in piedi, in atteggiamento di meraviglia. A destra è un paesaggio cittadino, forse Tivoli.

 

Notizie in breve

Vincenzo Manenti nasce a Canemorto, odierna Orvinio, nel reatino, nel 1600. Frequenta a Roma la scuola del Cavalier D'Arpino, eseguendo dei dipinti in Vaticano, e poi del Domenichino. Tipiche caratteristiche della sua arte sono una certa freschezza narrativa, di gusto spesso popolaresco, e una notevole abilità compositiva e formale.

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Nella lunetta sovrastante è raffigurato il banchetto delle nozze di Cana affollato di invitati chiacchieroni e sorridenti; alla estrema destra, dopo la coppia degli sposi con le corone d'alloro sulle teste, sono la Vergine e il Cristo il quale, con un gesto della mano, opera il miracolo della tramutazione dell'acqua in vino, mentre un inserviente in primo piano sta versando acqua dentro le anfore. Il personaggio raffigurato rivolto verso lo spettatore sembrerebbe l'autratto del pittore.

Bisogna però dire che per quanto riguarda gli affreschi della volta, una pesante ridipintura, forse della fine del secolo scorso e di cui resta testimonianza nel dattiloscritto sulla storia della chiesa conservato in Sacrestia, ha notevolmente compromesso la lettura delle immagini autografe del Manenti.

 

 

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