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Il martirio di S.Lorenzo
Sagrestia, I metà del secolo XVII

Il quadro, conservato nella Sacrestia della cattedrale di S.Lorenzo a Tivoli, può essere identificato nel dipinto citato dal Crocchiante nel 1726 a proposito della cappella di S.Lorenzo nella stessa cattedrale. Lo storico, difatti, vi descrive una pala d'altare avente la rappresentazione del martirio del santo mrtire titolare della cappella e della Chiesa. Come ricorda il Pierattini, questo primo dipinto fu rimosso nel secolo XVIII per essere sostituito da un altro, oggi scomparso, raffigurante S.Sinforosa che indicava ai figli S.Lorenzo.

L'opera presenta una composizione piuttosto complessa con la figura del Santo sulla grata ardente al centro di due gruppi di persone: da un lato i cristiani che pregano per il Santo e sono trattenuti dalle guardie romane, dall'altra vari uomini che assistono alla scena disposti dietro uno dei carnefici recante tra le braccia un fascio di legni. In alto, tra uno squarcio di nubi, appare un angelo con la palma del martirio e la corona circondato da un corteo celeste.

Zone di ombra e zone di luce sono nettamente distinte: in primo piano le figure sono illuminate da una luce proveniente dall'esterno, in secondo piano, e sempre più verso lo sfondo, la luce diminuisce gradatamente fino a scomparire del tutto. In questa zona di ombra sono inserite le autorità pagane che assistono da lontano, all'esterno di un edificio riconoscibile da una gradinata e dalle pareti con capitelli corinzie al martirio.

Il Martirio di S.Lorenzo

 

Notizie in breve

I. Tacconi, bolognese come G.F. Grimaldi, autore degli affreschi della cappella dell'Immacolata, fu allievo di Annibale Carracci a Bologna, ma quando giunse a Roma si avvicinò al particolare classicismo del Domenichino.
Non si conoscono i dati biografici di questo artista, che è citato nei libri dell'Accademia di S.Luca come presente a Roma nel 1607 e nel 1610. Il dipinto nella Cattedrale di Tivoli fu uno dei suoi ultimi lavori.

 

Molta attenzione è stata data ai particolari come la pavimentazione o il tessuto damascato della veste del Santo abbandonata sul terreno. L'artista ha dato maggiore risalto al lato drammatico della scena concentrando la luce e quindi ha captato l'interesse dell'osservatore sul luogo e sugli strumenti del martirio. Egli ha dato inoltre, particolare vigore alle figure dei carnefici, soprattutto a quella centrale; questo personaggio, così come l'altro carnefice con il fascio di legni tra le braccia, è ritratto con una muscolatura possente ed energica. In queste figure ed in quella del Santo si notano, però, alcune incertezze nei corpi dalle gambe più grosse rispetto agli arti superiori ed al busto.

Il quadro, secondo una attenta analisi condotta dal D'Amico, fu commissionato tra il 1621 e il 1622, forse quando era vescovo di Tivoli il bolognese Marcantonio Gozzadini, conterraneo del Tacconi. Lo Schleier, che nel 1971 pubblica un articolo sul Tacconi, dà l'opera di Tivoli per dispersa.

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