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Il Martirio di S.Lorenzo
olio su tela, 50x40 cm, XIX secolo
La pala, centinata, raffigura S.Lorenzo
in abito sacerdotale mentre davanti al giudice romano
professa la sua fede alzando il dito verso l'alto e
accogliendo con gesto d'obbedienza la palma del martirio
che gli porge un angelo giunto in volo. All'estrema
destra del quadro un carnefice sta apprestando la grata
del martirio; alle sue spalle c'e un fitto assembramento
di gente e, sullo sfondo, un monumento romano identificabile
con il Tempio
di Vesta a Tivoli. Sul cartiglio presente nella
cornice, sotto la pala, è scritto: SI TRANSIERIS
PER IGNEM FLAMMA NON NOCEBIT TIBI / ET ODOR IGNIS NONEBIT
IN TE.
La tela viene ricordata sia dal Sebastiani (1828) che
dal Bulgarini (1848) come opera di Carlo Labruzzi, pittore
romano famoso soprattutto come paesaggista. Il Del Re
(1886) e il Rossi (1989) la citano genericamente come
di mano del Labruzzi, senza specificare il nome di battesimo
dell'autore.
E' solo con il Petrocchi (1976) che, in una nota al
margine di uno scritto su Carlo Labruzzi, attribuisce
la tela tiburtina a Pietro, fratello maggiore di Carlo,
meno famoso e conosciuto. Questi eseguì per i
canonici della Cattedrale, oltre al dipinto per l'altare
maggiore in oggetto, un ritratto
di Pio VII e un ritratto del vescovo Vincenzo Manni.
Il merito di aver in qualche modo delineato la figura
artistica di Pietro Labruzzi va al Busiri-Vici con due
articoli, uno del 1957 e uno del 1975, che ne mettono
in evidenza l'aspetto di ritrattista fedele a certi
canoni tipicamente neoclassici.
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