|
La venerazione per la santa palermitana fu introdotta
a Roma, colpita dalla peste nel 1656, da papa
Alessandro VII, che in quest'occasione si fece inviare
da Palermo alcune reliquie della santa protettrice.
Anche Tivoli, più volte colpita dalla peste nel
corso del '600, introdusse il culto per Santa Rosalia:
si spiega così la presenza nel duomo tiburtino
di questo raffinato reliquiario.
Il Crocchiante, storico locale, ne dà
una precisa descrizione: "alcune reliquie di S.
Rosalia Vergine Palermitana inchiuse in un ornamento
d'argento, che posa sopra una Colonna di agata, che
ha il suo piedistallo, e la base di argento, ed è
di altezza circa due palmi, e tutto ciò parimente
fu dono del... Cardinale Marescotti". Galeazzo
Marescotti fu vescovo di Tivoli tra il 1679 e il 1684:
la realizzazione del reliquiario va quindi collocata
nella II metà del '600.
Le reliquie della Santa sono racchiuse in una piccola
teca ovale, nucleo di una rosa argentea, posto al centro
di un mazzo di rose e gigli finemente lavorato, sito
sulla sommità di una colonnina di agata col capitello
e la base d'argento. Le rose, esplicito riferimento
al nome della santa e il giglio, simbolo di purezza,
sono i due attributi distintivi della vergine Rosalia
e compaiono per lo più intrecciati a ghirlanda
in numerosissimi reliquiari di arte meridionale del
'600 e del '700.
|