Il Duomo di Tivoli
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Trittico del S.S. Salvatore
XII secolo

Tempera su tavola 137x62 cm (pannello centrale); 146x37 cm (pannelli laterali)

L'opera d'arte più preziosa in assoluto tra quelle custodite nelle chiese tiburtine è senza dubbio il SS.Salvatore, un tesoro inestimabile per gli studiosi dell'arte ma incredibilmente prezioso per i tiburtini che da sempre sono devoti a questa sacra immagine. Oggetto di grande venerazione fin dai tempi di Onorio III (1216-27) e di Federico II il Trittico tiburtino è stato sempre motivo di orgoglio per la città che lo ha sempre custodito gelosamente nella Cattedrale; intorno a Lui la città si stringe devotamente in occasione dell'Inchinata che si ripete annualmente la sera del 14 e la mattina del 15 Agosto. Il Trittico è esposto nella seconda cappella a sinistra del Duomo.

In realtà la venerazione per il Salvatore e la consuetudine di portarlo in processione non nacque a Tivoli ma a Roma dove è custodito un sacro ritratto di Cristo dipinto, si dice, all'inizio da S.Luca e portato a termine dagli angeli. L'opera romana sarebbe quindi frutto di interventi divini, non umani e per questo viene definita "Acheropita" o " Achiropoleta" (dall'agg. greco acheiropoietos: non fatto, dal v. poiein: da mano, e dal genit. cheiros: d'uomo).

 

Il Trittico del Salvatore

Notizie in breve

Se la macchina processionale del SS.Salvatore grazie ai restauri oggi può ancora essere portata in corteo in occasione dell'Inchinata, non è così del vecchio manto di velluto rosso che nel 1613 l'associata alla confraternita, Orsola Coccanari, una devota tiburtina donò al Santissimo per coprine la macchina. Essendosi ormai deteriorato, nel 1983, dopo quasi quattro secoli, fu sostituito da un altro anch'esso di velluto purpureo, donato dalla famiglia Gallotti.

Per saperne di più...

 


La venerazione dell'icona del SS.Salvatore originaria di Roma e la fama della processione annuale del 14/15 Agosto dell'Urbe si diffusero nei maggiori centri laziali che iniziarono a fare delle copie dell'Acheropita. H. Pfeiffer ha elencato le varie immagini acheropite, tra cui l'opera del Sancta Sanctorum. Nel Medioevo il culto per le immagini vere di Cristo era particolarmente sentito e richiamava folle enormi di devoti quando esse venivano esposte o portate in processione.

Anche Tivoli naturalmente non volle essere da meno ed ideò in partenza di fare un trittico costituito da una parte centrale più grande e da due ante laterali. La leggenda vuole che tale opera sia stata realizzata anch'essa dall'evangelista S.Luca e fosse stata donata alla Chiesa di S.Lorenzo dal grande papa tiburtino S.Simplicio, sotto il quale sarebbero state costruite molte chiese di Tivoli. Studi più o meno recenti hanno appurato invece che il Trittico sarebbe databile al XII secolo e probabilmente il tutto sarebbe il risultato di artisti monaci benedettini della vicina abbazia di Farfa (Tivoli tenne con questa sempre buoni rapporti a differenza del Sacro Speco sublacense).

 

Sempre gli stessi studi hanno appurato che alla realizzazione del dipinto centrale lavorò un solo artista mentre più mani crearono i due sportelli laterali.
Chiaramente la figura del Salvatore assiso su un cuscino poggiato su un trono intarsiato di gemme occupa tutto il pannello centrale; i Suoi piedi, che calzano dei sandali, poggiano su un suppedaneo; il Suo corpo è avvolto in una lunga tunica; colpisce la dolcezza e nello stesso tempo la serietà del Suo sguardo che spicca nel volto scarno barbato ed incorniciato dai lunghi capelli. Un'aureola crucigera circonda il capo.

Con la mano sinistra regge e mostra un libro aperto mentre con la destra è colto nell'atto di benedire. Nella parte bassa del dipinto sono raffigurati due cervi posti ai lati che si abbeverano in quattro fiumi (simbolo dell'invito a battezzarsi). Il pannello di destra ha i tre quarti occupato dalla figura di S.Giovanni evangelista raffigurato ritto e stringente nella mano destra un rotulo con riportate le parole d'inizio del suo Vangelo.

 

Nicodemo - Particolare della Deposizione Lignea

 

 
Nella parte sottostante il piccolo riquadro è occupato dalla scena del suo trapasso che egli avrebbe atteso, ormai quasi centenario, pregando nel sepolcro (che egli stesso si era preparato in una chiesa) circondato dal clero. Il pannello di sinistra è chiaramente ripartito come il destro: nel riquadro grande in alto è raffigurata la Vergine ritta, con una lunga tunica che Le copre il capo e Le lascia scoperte le mani. Nel piccolo riquadro in basso è raffigurata la scena del Transitus Virginis o se si vuole la Dormitio Virginis: la Madonna giace addormentata su un letto, circondata dagli Apostoli mentre Cristo si china per benedirLa e per consegnarne l'anima (simbolicamente raffigurata come una giovane) ad un angelo che Le farà da guida per condurla in Paradiso.
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